E' un grande amico, il compagno di classe con cui hai fatto le peggio mattane, quello che è affidabile fino a quando c'è e che sparisce quando ha altro da fare. ma sai che quando lo rivedi (magari dopo sei-sette anni), è come se fosse passato un solo giorno.
Poche settimane fa ha cominciato a "operare" alacremente su facebook, ha raggiunto in breve tempo un numero nutrito di amici, è diventato maniaco di uno dei giochi più stupidi - e nello stesso tempo assuefacenti - che il social network possa offrire, ha creato qualche gruppo, si è iscritto ad altri. Insomma, un "facebook addicted".
Ieri emette un comunicato, che purtroppo non ho copiato, con il quale annuncia il suo suicidio informatico, con un colpo di teatro tipico suo, lo stesso con cui si presentava volontario alle interrogazioni non avendo studiato. In poche parole, afferma che la vita è una cosa seria, e che è stufo di dovere a tutti i costi conoscere le informazioni più idiote che i singoli amici decidono di condividere. La decisione nasce in particolare dalle assurde esternazioni di molti in merito alle elezioni USA, con note di giubilo non troppo giustificate. Poche le idee, molte le fanfaronate, sembra voler dire.
La decisione ha creato stupore in alcuni, disinteresse in altri, in qualcuno addirittura fastidio. Qualcuno si è spinto a parlare di un colpo di teatro che non sarebbe mai stato perfezionato, visto che "i suicidi veri non annunciano mai la propria morte, al più lasciano un messaggio".
Ieri, a mezzanotte in punto, si è cancellato: lo so, perchè - da buon artista - mi ha chiesto di fare da pubblico pagante. Evaporato, come raccontava Orwell in 1984.
La sua scelta mi ha spinto ad una riflessione, ricordando anche quello che uno dei miei blogger di riferimento diceva qualche tempo addietro in un suo post. Lo stupore di optare per "non apparire", per straniarsi dal bombardamento di interventi, commenti più o meno idioti (io sono il primo a lasciarne, sia chiaro), è evidentemente l'effetto della necessità di "visibilità", per ricordarci che esistiamo, o che forse siamo.
mentre parlavo con lui, mi sono ricordato di un vecchio mio blog: sono andato a cercare - come in un diario - i pensieri di giorni difficili e dolcissimi insieme... cambiata la piattaforma, per trovare quello che cercavo sono diventato matto. la rete dà una visibilità fasulla, effimera... per trovare il post che ho copiato sotto, ho dovuto scartabellare il sito per mezz'ora...
in fondo, bob non ha tutti i torti.



